FOCUS – La Bulgaria ha adottato ufficialmente l’euro, mandando in pensione il Lev e completando un percorso di integrazione iniziato nel 2007. Nonostante il traguardo storico, il clima nel Paese è teso: la popolazione accoglie la moneta unica con forte diffidenza. Il Lev, percepito come simbolo di stabilità dopo le crisi degli anni Novanta, cede il passo in un momento di profonda instabilità politica e sociale. Con un governo appena caduto sotto il peso di proteste contro la corruzione e un Parlamento incapace di approvare il bilancio, molti bulgari vedono l’euro come un’imposizione della classe dirigente screditata, temendo un immediato aumento dei prezzi e del costo della vita.
La Bulgaria e il Lev
Oltre alle preoccupazioni economiche, pesano fattori geopolitici e sociali. La propaganda russa ha trovato terreno fertile in Bulgaria, alimentando campagne di disinformazione che descrivono l’integrazione europea come una perdita di sovranità. Sebbene il PIL sia quadruplicato dall’ingresso nell’UE, la Bulgaria resta il Paese più povero dell’Unione, con disuguaglianze di reddito abissali tra la capitale Sofia e le zone rurali. Lo scetticismo attuale riflette dunque una frattura profonda tra le promesse di benessere delle istituzioni europee e una realtà quotidiana segnata da inflazione e sfiducia verso gli oligarchi.












