Svizzera, colloqui Usa‑Iran: Vance parla di “progressi”. Pakistan conferma: Teheran accetta taglio scorte di uranio arricchito

LUGANO - Nei colloqui in corso al Bürgenstock, il vicepresidente Usa JD Vance riferisce “progressi” sul dossier nucleare e sulla tregua in Libano, definendo...

Bürgenstock, avviati i colloqui di pace USA‑Iran su Hormuz tra Vance e Qalibaf 

BÜRGENSTOCK - I colloqui di pace tra il vicepresidente USA JD Vance e il negoziatore iraniano Mohammad Baqer Qalibaf sono iniziati domenica mattina in...
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Cina e Africa: dazi zero e competizione per l’influenza globale

MONDO – Dal primo maggio, la Cina ha avviato una svolta storica eliminando i dazi doganali per 53 Paesi africani. Questa mossa non è una semplice agevolazione commerciale, ma un tassello fondamentale di una strategia geopolitica mirata a consolidare Pechino come partner indispensabile per lo sviluppo del continente. Offrendo un accesso preferenziale al proprio mercato, la Cina propone un modello di cooperazione immediato e pragmatico, posizionandosi come l’alternativa più concreta ai tradizionali schemi occidentali. Per nazioni come il Sudafrica e il Kenya, questa apertura promette di stimolare l’export agricolo e manifatturiero, accelerando la crescita economica e l’occupazione locale attraverso un vantaggio competitivo diretto e senza precedenti.

Cina e Africa: opportunità strutturali e rischi di dipendenza asimmetrica

Tuttavia, l’abolizione delle barriere doganali solleva interrogativi sulla reale sostenibilità del rapporto sino-africano a lungo termine. Se da un lato l’iniziativa offre sbocchi commerciali vitali, dall’altro rischia di cristallizzare un’asimmetria economica dove l’Africa esporta materie prime e importa beni ad alto valore aggiunto. La vera sfida per i governi africani sarà quella di potenziare la propria capacità produttiva e industriale, utilizzando l’accesso al mercato cinese non solo per aumentare i volumi di scambio, ma per generare valore aggiunto interno. Senza politiche comuni e infrastrutture adeguate, il rischio è che questa “nuova via della seta” commerciale diventi un vincolo di dipendenza strategica, mettendo al contempo sotto pressione Europa e Stati Uniti, costretti ora a elaborare alternative più competitive.

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