MONDO – Negli ultimi vent’anni, il Nord Africa e l’Asia occidentale hanno vissuto un’escalation militare sistematica. Teatri di guerra come Libia, Sudan, Siria e Yemen, uniti alla drammatica situazione a Gaza e in Libano, delineano un quadro di frammentazione dove gli interventi di attori globali e regionali — tra cui Iran, Stati Uniti e Israele — complicano ogni via diplomatica. Oltre all’impatto umanitario, con milioni di morti e sfollati, l’economia globale subisce scosse quotidiane: le Nazioni Unite stimano che i conflitti in Medio Oriente costino circa un miliardo di dollari al giorno, alimentando instabilità nei prezzi del petrolio e minacciando rotte commerciali cruciali come il Mar Rosso.
Ricostruzione e costi economici: una sfida decennale in nord Africa
La distruzione materiale e il crollo della produttività hanno ridotto intere nazioni in macerie, rendendo la ricostruzione un processo oneroso e incerto. A Gaza, l’economia si è contratta di oltre l’80%, mentre in Sudan le perdite superano i 26 miliardi di dollari. Paesi come la Siria e la Libia hanno visto il proprio PIL polverizzarsi, con danni infrastrutturali che solo in Siria superano i 100 miliardi di dollari. Questa crisi non risparmia gli Stati confinanti: Giordania, Iraq ed Egitto affrontano la pressione dei flussi migratori e il degrado ambientale. Senza un intervento internazionale coordinato e il finanziamento dei piani umanitari, il rischio è una recessione cronica che continuerà a pesare sulla sicurezza energetica e sociale dell’intero pianeta.

















