FOCUS – Adottare una dieta fruttariana non implica necessariamente una spesa proibitiva, ma richiede una pianificazione strategica basata sul calendario della natura. Il segreto per mantenere il budget sotto controllo risiede nella stagionalità: prediligere mele e clementine in inverno o angurie in estate permette di abbattere i costi, rendendo questo regime alimentare persino più economico di una dieta onnivora. Tuttavia, il prezzo può lievitare rapidamente se si cede alla tentazione di prodotti fuori stagione o “superfood” esotici. L’acquisto frequente di avocado, frutti di bosco o grandi quantità di frutta secca (come gli anacardi) può trasformare lo scontrino della spesa in una voce di bilancio pesante, richiedendo una gestione oculata delle risorse.
Qualità e nicchia: quanto incide il biologico?
Oltre alla varietà botanica, la scelta tra prodotti biologici e convenzionali rappresenta il vero spartiacque finanziario per un fruttariano. Sebbene la dieta vegana di base costi mediamente meno di quella tradizionale, il fruttarismo si scontra con la necessità di consumare volumi elevati di prodotti freschi e di alta qualità. A questo si aggiungono i costi accessori legati all’informazione e alla formazione specifica: investire in libri di settore (con prezzi medi sui 20 euro) o in prodotti di nicchia reperibili solo in mercati specializzati può alzare l’asticella della spesa mensile. In definitiva, la dieta fruttariana è un modello flessibile che può adattarsi sia a un profilo low-cost che a uno stile di vita premium.


















