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Dimissioni Jerry Greenfield: l’attivismo sociale di Ben & Jerry’s soffocato da Unilever

IMPRESA – Il cofondatore della celebre azienda di gelati, Jerry Greenfield, ha annunciato il suo definitivo addio a Ben & Jerry’s, in un gesto che solleva un’aspra polemica sulla libertà di parola e l’autonomia sociale dei marchi acquisiti da grandi multinazionali. La decisione, comunicata con una lettera aperta diffusa dal socio Ben Cohen su X, denuncia il progressivo silenziamento dell’identità attivista del brand sotto la proprietà di Unilever, che ha acquistato l’azienda nel 2000. Al centro della disputa c’è l’accordo di acquisizione originale, che prevedeva espressamente la possibilità per Ben & Jerry’s di mantenere il suo impegno sociale su questioni civili, ambientali e politiche, una clausola ritenuta essenziale dai fondatori per la cessione. Secondo Greenfield, questo patto è stato progressivamente violato: l’azienda non sarebbe più libera di parlare su temi sensibili, come il conflitto israelo-palestinese (già motivo di forte tensione nel 2021 per la decisione di boicottare i territori occupati), per evitare ripercussioni commerciali o politiche che possano irritare governi e gruppi di potere. Questa presunta restrizione della libertà d’espressione da parte di Unilever ha portato Greenfield a compiere un “passo indietro” “in buona coscienza”, segnando un momento cruciale nel dibattito tra etica aziendale e logiche di mercato imposte dalle grandi corporazioni. La battaglia legale e ideologica con Unilever dimostra come l’attivismo del brand sia ormai percepito come un ostacolo dalle logiche commerciali della casa madre, mettendo a rischio l’eredità e la missione sociale di un marchio iconico.

Il contratto tradito

Le dimissioni di Jerry Greenfield non sono un evento isolato, ma il culmine di anni di crescenti tensioni tra i fondatori di Ben & Jerry’s e la società madre, Unilever. Il cuore del conflitto risiede nella divergenza sulla gestione della missione sociale del brand. Per Greenfield e Cohen, l’azienda era ed è “più che un semplice gelato”: un veicolo per diffondere equità e giustizia, in linea con l’impegno storico su temi come i diritti LGBTQ+ o il cambiamento climatico. Unilever, d’altra parte, è accusata di aver sacrificato questa autonomia politica e i valori del marchio sull’altare della stabilità commerciale globale. Il caso più emblematico fu la decisione di Ben & Jerry’s nel 2021 di interrompere la vendita di gelati nei territori palestinesi occupati, mossa che generò una crisi istituzionale e una successiva causa legale contro Unilever, accusata di voler limitare la libertà di espressione del brand. Questa resistenza, culminata con le dimissioni di Greenfield, evidenzia il fallimento della multinazionale nel proteggere l’identità attivista del marchio, nonostante le clausole contrattuali. L’azione di Greenfield vuole lanciare un chiaro messaggio: un’azienda non può, a suo dire, mantenere la propria integrità e il proprio spirito sociale se la sua voce viene “messa a tacere” per paura di “sconvolgere i potenti”. La richiesta di Ben Cohen, l’altro cofondatore, di “liberare” Ben & Jerry’s da Unilever, anche in vista della prevista scorporazione della divisione gelati, sottolinea la profonda crisi e l’irrecuperabile frattura etica tra la visione attivista del brand e la strategia aziendale globale.

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