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Dollaro 2026: il declino del Big-Back?

FOCUS – L’analisi dell’andamento valutario per il 2026 suggerisce un progressivo indebolimento del biglietto verde, con il cambio EUR/USD proiettato verso una forchetta compresa tra 1,20 e 1,25. Questo trend ribassista per il dollaro è alimentato principalmente da una politica monetaria più accomodante della Federal Reserve, orientata al taglio dei tassi d’interesse per stimolare l’economia interna. La riduzione del differenziale dei rendimenti tra Stati Uniti ed Europa, unita a una ripresa economica globale più uniforme, sta spingendo gli investitori a preferire l’Euro, riducendo la necessità di detenere dollari come asset di protezione. Banche d’affari come UBS confermano questo scenario, ipotizzando il raggiungimento di quota 1,20 già nella prima metà dell’anno.

Fattori di rischio del Dollaro

Nonostante le prospettive rialziste per la moneta unica, il cammino verso il 2026 resta disseminato di incognite che potrebbero invertire la rotta. Il ruolo del dollaro come “safe haven” (bene rifugio) rimane infatti centrale: in caso di una recessione globale improvvisa o di un inasprimento delle tensioni geopolitiche, i capitali tenderebbero a rifluire rapidamente verso gli USA, rafforzando la divisa americana. Inoltre, l’incertezza sulla futura indipendenza della Fed e l’instabilità politica interna potrebbero generare picchi di volatilità. In sintesi, sebbene la tendenza dominante indichi un euro forte, gli investitori dovranno monitorare attentamente i segnali di crisi macroeconomica che potrebbero fungere da paracadute per il dollaro, trasformando il 2026 in un anno di transizione dinamico e imprevedibile.

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