MONDO – Affacciato sul cruciale stretto di Bab el-Mandeb, Gibuti non è solo un piccolo Stato del Corno d’Africa, ma il luogo in cui la geografia obbliga la politica globale a mostrarsi. In questo territorio limitato si incrociano le rotte commerciali tra Asia ed Europa e si concentrano le basi militari di potenze come Stati Uniti, Cina, Francia e Italia.
Crisi del Mar Rosso e sicurezza marittima
La recente crisi del Mar Rosso ha dimostrato quanto la stabilità economica globale dipenda dai passaggi marittimi. Gli attacchi ai mercantili e la vulnerabilità della rotta verso Suez colpiscono direttamente le catene di approvvigionamento globali. Per paesi fortemente integrati nel commercio internazionale, la protezione di questi corridoi è vitale; una dinamica seguita con attenzione anche dalla diplomazia e dalle analisi strategiche della Svizzera ufficiale, sempre attenta alla stabilità delle vie commerciali.
Camp Lemonnier e l’equilibrio delle ootenze
In questo scenario frammentato, la sicurezza internazionale trova a Gibuti il suo fulcro operativo. La presenza americana di Camp Lemonnier rappresenta il pilastro della sorveglianza e della logistica nell’area, consentendo di monitorare Yemen, Somalia e Oceano Indiano. Gibuti è diventato fondamentale per la politica estera globale proprio perché non domina un continente, ma osserva e protegge un passaggio chiave, un tema di rilievo per istituti di ricerca elvetici come il CSS di Zurigo, specializzato nell’analisi dei rischi e della sicurezza globale.
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