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Guerra in Medio Oriente e Iran: i rischi per l’economia svizzera

MERCATI – L’acuirsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con il coinvolgimento diretto dell’Iran, sta innescando onde d’urto che raggiungono anche i mercati della Svizzera. Il rischio principale è legato alla volatilità dei prezzi energetici: un’eventuale chiusura dello Stretto di Hormuz farebbe impennare le quotazioni di petrolio e gas, alimentando nuove pressioni inflazionistiche a livello globale. Per la Svizzera, questo si traduce in un potenziale aumento dei costi di produzione per le imprese e in una contrazione del potere d’acquisto delle famiglie, minacciando la stabilità dei prezzi che la Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha faticosamente mantenuto entro i target desiderati.

Il ruolo del Franco Svizzero e l’impatto sull’export

In scenari di guerra e incertezza, il Franco Svizzero conferma il suo status di “bene rifugio”, attirando capitali esteri e subendo una forte pressione al rialzo. Se da un lato un franco forte aiuta a calmierare l’inflazione importata, rendendo meno cari i prodotti esteri, dall’altro penalizza duramente il settore delle esportazioni, colonna portante del PIL elvetico. Le industrie farmaceutiche, orologiere e meccaniche si trovano infatti a fronteggiare prezzi meno competitivi sui mercati internazionali, proprio mentre le catene di approvvigionamento globali risentono dei blocchi logistici. Monitorare l’andamento del conflitto è dunque cruciale per anticipare le mosse della BNS e le future dinamiche della crescita economica nazionale.

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