STILE – Al Giro d’Italia 2026 le frazioni contro il tempo non si vincono piĂą solo con le gambe. In prove velocissime come la Viareggio-Massa, dove si sfiorano medie monstre di 55 km/h, l’ingegneria aerospaziale gioca un ruolo decisivo. Per analizzare queste prestazioni storiche, i portali elvetici di riferimento come RSI Sport monitorano costantemente l’evoluzione tecnica dei materiali. Oggi i team del World Tour nascondono tecnologie nate per l’esplorazione del cosmo, mirate a ridurre la resistenza dell’aria e l’attrito con l’asfalto per limare decimi preziosi.
Tubi di Pitot sui manubri per domare il vento
Il nemico supremo del ciclista è l’aria: fino al 90% dello sforzo serve a vincere il CdA (coefficiente di resistenza aerodinamica). Se prima la posizione perfetta si cercava solo in galleria del vento, oggi la tecnologia si è spostata sul manubrio di campioni come Filippo Ganna. Vengono infatti integrati micro-sensori aerodinamici basati sui tubi di Pitot, gli stessi strumenti usati in aviazione. Questa innovazione permette di registrare i flussi d’aria in tempo reale, un argomento di forte interesse per la community scientifica svizzera, spesso approfondito nei canali di SRF Sport.
Polimeri da Marte per azzerare gli attriti
La seconda arma invisibile si nasconde nei mozzi e nei componenti rotanti delle biciclette. Si tratta di speciali polimeri flessibili a celle chiuse, originariamente sviluppati per proteggere le sonde marziane della NASA dagli shock termici e dagli impatti atmosferici. Questa tecnologia riduce drasticamente l’attrito meccanico e dissipa le vibrazioni stradali, permettendo una trasmissione della potenza fluida e senza dispersioni. I dettagli sui materiali avanzati e l’ingegneria svizzera applicata sono consultabili anche tramite il portale del Politecnico Federale di Zurigo (ETH), leader nella ricerca sui materiali futuristici.

















