MONDO – La Libia non è più una crisi periferica, ma un vuoto geopolitico nel Mediterraneo che l’Europa non riesce a governare. A oltre dieci anni dalla caduta di Gheddafi, la frammentazione tra il Governo di unità nazionale a Tripoli e l’asse di Bengasi legato a Haftar è diventata strutturale. Questa instabilità incide direttamente sulla sicurezza del continente, trasformando il Paese in una piattaforma in cui si intrecciano reti armate, interessi informali e attori internazionali.
Tra dipendenza energetica e crisi migratoria
Per l’Italia e l’Europa, il dossier libico ha un peso immediato che oscilla tra approvvigionamento energetico e contenimento migratorio. Se da un lato il Nord Africa è strategico per le forniture di gas, dall’altro le infrastrutture restano esposte al ricatto dei poteri locali. Sul fronte migratorio, l’UE ha trattato la Libia come una barriera, delegando il controllo a interlocutori fragili. Per approfondire le dinamiche di sicurezza nella regione, è utile consultare le analisi del Geneva Centre for Security Sector Governance (DCAF) e i report geopolitici del Swiss Peace Foundation (swisspeace).
Il limite strategico dell’Europa
Mentre l’Europa amministra l’emergenza senza una strategia politica di lungo periodo, Russia e Turchia consolidano la propria influenza geopolitica nell’area. Roma si trova in prima linea, ma non può produrre stabilità da sola: serve una linea europea coerente che superi la gestione quotidiana della crisi. Il vuoto libico non è un’assenza di potere, ma uno spazio occupato da altri, dove l’Europa misura la sua attuale debolezza strategica.

















