MALTA – Inflazione e FED: il principale rischio macro per il 2026. A cura di Gamma Capital Markets. L’inflazione rappresenta uno dei principali fattori di rischio da monitorare nel 2026. Un’eventuale riaccelerazione delle pressioni inflazionistiche costringerebbe la Federal Reserve a rivedere il proprio orientamento, con la necessità di irrigidire nuovamente le condizioni monetarie attraverso ulteriori rialzi dei tassi e, se necessario, una riattivazione del Quantitative Tightening (QT). In un contesto già caratterizzato da condizioni finanziarie meno accomodanti rispetto al passato, il margine di tolleranza della banca centrale risulta oggi più limitato. Il punto critico risiede infatti nel contesto di partenza. L’economia statunitense non si trova più nella fase post-pandemica caratterizzata da tassi prossimi allo zero e abbondante liquidità. La Federal Reserve ha appena concluso un ciclo restrittivo significativo e si trova ancora in una fase di normalizzazione graduale della politica monetaria. In tale scenario, una nuova fiammata inflazionistica (con l’inflazione attualmente intorno al 2,7% e tassi di riferimento già nell’area del 3,5%) ridurrebbe ulteriormente la flessibilità della banca centrale, aumentando il rischio di interventi più incisivi e potenzialmente pro-ciclici.
Inflazione e FED: il principale rischio macro per il 2026
In uno scenario di questo tipo, i Fed Funds potrebbero essere spinti verso livelli significativamente più elevati, potenzialmente nell’ordine del 6–7%, o persino superiori in ipotesi più estreme. Le implicazioni per i mercati finanziari sarebbero rilevanti: una marcata compressione dei multipli azionari, un aumento della volatilità e una maggiore selettività nella performance degli asset rischiosi. In un simile contesto, il quadro di investimento diventerebbe strutturalmente più complesso, richiedendo un approccio maggiormente orientato alla gestione del rischio, alla liquidità e alla selezione degli strumenti.














