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La corsa al riarmo salva l’indiana Iveco: il boom della difesa

FOCUS – Il panorama industriale italiano vive una metamorfosi epocale: la famiglia Agnelli-Elkann esce di scena, cedendo Iveco Group agli indiani di Tata Motors per circa 3,8 miliardi di euro. L’operazione, nata per scalare le vette del mercato globale dei veicoli commerciali, vede la nascita di un colosso da 22 miliardi di euro che unirà il presidio europeo di Torino alla forza di Tata nei mercati emergenti. Tuttavia, a brillare nel bilancio non è il trasporto civile, ma il settore Difesa, che ha registrato un incremento dei ricavi del 19,1%. Questa crescita record, spinta dalla corsa globale al riarmo, rappresenta il vero “tesoretto” dell’operazione: mentre il grosso della produzione passa in mano straniera, il ramo armamenti rimarrà sotto l’ombrello tricolore, destinato a confluire in Leonardo.

Mentre il Gruppo passa ai giganti di Tata Motors, il ramo armamenti vola con un +19,1% di ricavi e si prepara allo scorporo verso Leonardo

L’accordo garantisce, almeno sulla carta, la continuità operativa dei siti produttivi italiani e il mantenimento del quartier generale a Torino, ma il passaggio di testimone solleva interrogativi sul futuro occupazionale a lungo termine. Se da un lato l’integrazione con Tata permette a Iveco di uscire da una fase di stagnazione, dall’altro l’operazione sancisce la fine di un’era per Exor. L’addio di Elkann è reso meno amaro proprio dalle performance belliche: l’IDV (Iveco Defence Vehicles) si conferma un asset strategico irrinunciabile nel nuovo scacchiere geopolitico. Tra timori sindacali e ambizioni globali, il futuro di Iveco si divide così in due: un’anima indiana per i camion del futuro e un cuore italiano che batte forte per la difesa nazionale.

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