MONDO – Il “granaio della Turchia” si sta trasformando in un colabrodo geologico a causa di un mix letale tra crisi climatica e gestione idrica sconsiderata. Nel distretto di Karapinar, nel Bacino Chiuso di Konya, la terra ha iniziato ad aprirsi con una frequenza senza precedenti: se nel secolo scorso i crolli erano sporadici, dal 2000 a oggi il numero di doline (o sinkhole) ĆØ esploso, passando da meno di cento a oltre 2.600. Queste voragini, profonde e larghe fino a 50 metri, non sono solo una curiositĆ paesaggistica, ma il sintomo di un ecosistema al collasso. Lo sfruttamento intensivo delle falde acquifere per l’irrigazione di colture idrovore come mais e barbabietola ha abbassato il livello idrico di 4-5 metri l’anno, creando vuoti sotterranei che il terreno superficiale non riesce più a sostenere.
Mappatura e prevenzione: la sfida della Sinkhole Sensitivity Map
Per fronteggiare questa minaccia invisibile, l’autoritĆ turca Afad e la Konya Technical University hanno lanciato la Sinkhole Sensitivity Map, uno strumento di monitoraggio avanzato per prevedere i futuri cedimenti. Gli ultimi dati sono allarmanti: sono stati censiti 684 nuovi sinkhole concentrati in appena 50 ettari, di cui oltre 300 classificati come “crolli improvvisi“, i più pericolosi per l’incolumitĆ di agricoltori e bestiame. Mentre il progetto internazionale OurMED lavora per ripristinare l’equilibrio delle zone umide e ottimizzare le risorse idriche, la Turchia centro-meridionale resta un caso studio globale su come il cambiamento climatico, unito alla pressione antropica, possa letteralmente divorare il suolo sotto i nostri piedi.












