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Mafia in Italia dopo l’arresto di Messina Denaro: lo Stato “La lotta continua”

ITALIA – Mafia in Italia dopo l’arresto di Messina Denaro: lo Stato “La lotta continua”.

LA LOTTA ALLA MAFIA IN ITALIA

Sospiro di sollievo a Palermo dopo l’arresto del boss mafioso più ricercato d’Italia, Matteo Messina Denaro. I residenti si sono riuniti per mostrare il loro apprezzamento a Carabinieri e Procura della Repubblica per la brilante operazione portata a compimento. Nonostante l’arresto, però, i pubblici ministeri avvertono che la lotta alla criminalità organizzata è ben lontana dall’essere chiusa. Dice Maurizio De Lucia, procuratore capo di Palermo. “Siamo particolarmente orgogliosi del lavoro svolto questa mattina al termine di un’indagine lunghissima e complicata, un lavoro svolto da tutte le forze dell’ordine dello Stato. Abbiamo catturato l’ultimo responsabile dei massacri del 1992-1993, era un debito che la Repubblica aveva con le vittime di quegli anni, e questo debito è almeno in parte saldato“.

CHI È?

Matteo Messina Denaro, noto anche con i soprannomi U Siccu e Diabolik è nato a Castelvetrano il 26 aprile del 1962. Mafioso italiano, legato a Cosa nostra. Capo indiscusso del mandamento di Castelvetrano e della mafia nella provincia di Trapani, è stato uno dei boss più potenti di tutta Cosa nostra, arrivando a esercitare il proprio potere anche oltre i confini della propria provincia, come in quelle di Agrigento e, addirittura, di Palermo. Arrestato il 16 gennaio 2023, dal 1993 era nella lista dei dieci latitanti più ricercati al mondo. Dopo l’arresto di Riina, Messina Denaro fu favorevole alla continuazione della strategia degli attentati dinamitardi, insieme ai boss Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca e ai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano. Messina Denaro mise infatti a disposizione un suo uomo, Antonio Scarano spacciatore di droga di origini calabresi residente a Roma, per fornire supporto logistico al gruppo di fuoco palermitano che compì gli attentati dinamitardi a Firenze, Milano e Roma, che provocarono in tutto dieci morti e 106 feriti, oltre a danni al patrimonio artistico.

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