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Raggiunto accordo sulla difesa comune: i trattati UE non lo permettono

LUGANO – In un contesto geopolitico sempre più instabile, l’Unione Europea ha recentemente raggiunto un accordo sulla difesa comune. 26 si dei suoi 27 Stati membri. Tuttavia, questo accordo si scontra con i limiti imposti dai trattati dell’UE, sollevando interrogativi sulla sua legittimità e sulla sua attuazione.

L’Accordo senza l’Ungheria

L’accordo sulla difesa comune è stato raggiunto durante un Consiglio europeo straordinario, convocato per discutere la situazione in Ucraina e le misure di sicurezza necessarie per proteggere l’Europa. La decisione è stata presa con 26 Stati membri, mentre l’Ungheria ha scelto di non partecipare al voto. Questo accordo mira a rafforzare la cooperazione militare e a garantire una risposta rapida e coordinata alle minacce esesterne.

I limiti dei trattati UE

Nonostante l’importanza strategica dell’accordo, i trattati dell’UE attualmente in vigore non consentono una difesa comune senza una revisione formale. Il Trattato di Lisbona, che costituisce la base legale dell’Unione, prevede che qualsiasi modifica significativa ai trattati debba essere approvata all’unanimità da tutti gli Stati membri e ratificata dai rispettivi parlamenti nazionali. Questo processo complesso e lungo rende difficile l’attuazione immediata dell’accordo sulla difesa cocomune.

E come si può fare? Le prospettive future

Per superare gli ostacoli legali, l’UE potrebbe considerare l’uso dell’articolo 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), che consente misure straordinarie in caso di emergenze. Tuttavia, questa soluzione potrebbe essere contestata da alcuni Stati membri e richiedere ulteriori negoziati.

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