ECONOMIA – Robot umanoidi: la prossima rivoluzione del lavoro. A cura di Fabrizio Quirighetti di DECALIA. Solo un anno fa i robot umanoidi erano un semplice elemento di curiosità; ora invece hanno dominato la scena al CES 2026. Di fatto, l’edizione di quest’anno del “most powerful tech event” che si tiene a Las Vegas ha visto l’esposizione di circa 20 robot umanoidi. La robotica sta entrando in una nuova fase di accelerazione commerciale, alimentata dai progressi dell’AI, dal calo dei costi dell’hardware e dalle carenze strutturali di manodopera, con Wall Street lesta a riposizionarsi di conseguenza. Il passaggio dai robot con compiti limitati agli umanoidi alza di molto l’asticella sul lato AI: i robot devono ora agire in spazi non strutturati, interpretare il comportamento umano e interagire fisicamente. Si prevede che le spedizioni possano aumentare da circa 20.000 unità nel 2025 a 10 milioni all’anno entro il 2035; alcune proiezioni collocano il numero globale di robot a ben tre miliardi entro il 2060, superando in termini pro capite le auto! A loro volta, i flussi di capitale allocati alla robotica sono cresciuti da circa 700 milioni di dollari nel 2018 a circa 4,3 miliardi di dollari nel 2025, con oltre 50 aziende a livello globale attive nello sviluppo di piattaforme umanoidi e circa 150 modelli commerciali lanciati a partire da gennaio 2026.
L’implementazione dei robot umanoidi è iniziata, con i produttori cinesi in prima fila
La Cina gioca un ruolo da leader in questa fase, ancora iniziale, della commercializzazione. Lo scorso anno, il Dragone ha rappresentato oltre l’80% delle implementazioni globali (Agibot e Unitree da soli hanno consegnato oltre il 70% di tutti gli umanoidi commerciali nel 2025). Gli umanoidi costituiscono senza dubbio una priorità strategica per il governo cinese, alla luce dell’inverno demografico (invecchiamento della popolazione e tasso di natalità persistentemente basso) che sta colpendo il Paese. Al contempo, le aziende statunitensi stanno recuperando terreno; in questo trimestre, Tesla sta riallocando la capacità di produzione dalle auto al suo programma di umanoidi Optimus. Altri player come Figure AI, Agility Robotics e 1X si rivolgono al mercato delle imprese e dei nuclei familiari allargati.
La capacità dimensionale e la continua riduzione dei costi dell’hardware saranno cruciali per conseguire la redditività commerciale
Sul profilo del business model, i costi dell’hardware rimangono un ostacolo. Lo sviluppo degli umanoidi occidentali in fase pilota attualmente richiede tra i 90.000 e i 100.000 dollari per unità, anche se la standardizzazione e la capacità dimensionale stanno rapidamente comprimendo i costi. La situazione in Cina delinea un quadro assai differente. Gli analisti di Bank of America stimano la distinta base (BOM) per gli umanoidi costruiti in Cina a 35.000 dollari nel 2025, per poi ridursi a meno di 17.000 dollari entro il 2030 e a circa 13.000 dollari entro il 2035. Il principale fattore di costo è rappresentato dagli attuatori, che rappresentano oltre la metà della distinta base su larga scala (un tipico robot umanoide dispiega circa 30 attuatori). La riduzione dei costi in tale segmento sarà quindi cruciale sul fronte della redditività commerciale. Tuttavia, i primi dati sulla redditività del capitale investito mostrano segnali incoraggianti: Boston Dynamics riferisce che i clienti in genere recuperano i costi entro due anni, anche ai prezzi attuali.
Vi sono ancora delle barriere tecniche, soprattutto sul fronte dei (futuri) apparecchi domestici
Al di là dei fattori economici legati al settore dei robot umanoidi, permangono una serie di barriere tecniche. La destrezza, la durata della batteria, la sicurezza contro le cadute e il funzionamento affidabile in ambienti non strutturati sono problemi che non sono ancora stati completamente risolti; pertanto, gli apparecchi domestici dovranno ancora attendere prima dell’avvio della commercializzazione. Agli occhi degli investitori, Nvidia è l’operatore infrastrutturale più in vista. Oltre a essere ben posizionata per costituire l’ossatura del settore, la robotica rappresenta anche un’estensione della domanda esistente di chip per l’AI, e non una nuova scommessa speculativa. Tra gli altri player ad alta convinzione figurano i fornitori di componenti di attuatori, sensori e motori di precisione, in una fase in cui la distinta base segna un calo. Le viti a rulli planetari, i motori a coppia senza telaio e i motori senza nucleo sono destinati ad apportare il valore più alto in termini di contenuto per robot. Un’esposizione più ampia, non specifica ai titoli azionari, può essere ottenuta tramite ETF (ad es. KOID, BOTT, HUMN), anche se questi strumenti incorporano una rilevante esposizione ai robot industriali e alle terre rare, insieme a dei player puramente attivi negli umanoidi.














