MONDO – Per il terzo anno consecutivo, l’International Rescue Committee (IRC) ha collocato il Sudan al vertice della sua Emergency Watchlist 2026. Un massacro silenzioso ignorato dalla comunità internazionale che conta oltre 150.000 vittime e 12 milioni di sfollati secondo Amnesty International. L’escalation rischia ora di devastare l’area del Mar Rosso, già instabile a causa delle crisi in Etiopia, Sahel e Corno d’Africa.
La caduta di el-Fasher e l’offensiva nel Kordofan
Dopo 500 giorni di assedio, la capitale del Darfur Settentrionale, el-Fasher, è caduta nelle mani delle Forze di Supporto Rapido (RSF) del Generale Hemedti. L’esercito regolare (FAS) del Generale al-Burhan ha perso così il suo ultimo bastione nella regione. Le RSF, accusate di genocidio contro la comunità Masalit, stanno ora avanzando nel Kordofan, dove hanno occupato i principali giacimenti petroliferi e colpito strutture dell’ONU.
Interferenze esterne e l’enigma degli Emirati
La guerra civile è alimentata dagli interessi di potenze straniere per le risorse locali. I tentativi di mediazione del Quad falliscono anche per l’atteggiamento degli EAU, sponsor politico e militare delle RSF. Per approfondimenti ufficiali sulle risposte umanitarie e sulla diplomazia elvetica, si vedano i portali del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e della Croce Rossa Svizzera. Khartoum ha infine denunciato Abu Dhabi alla Corte Internazionale di Giustizia per complicità nei crimini.
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