MONDO – L’Angola compie un passo storico per superare il paradosso economico che colpisce molti Paesi africani: esportare petrolio greggio per poi importare carburanti raffinati, erodendo preziose riserve di valuta estera. Con un investimento di circa 470 milioni di dollari, è entrato in funzione il nuovo impianto nella regione di Cabinda. Si tratta della prima raffineria costruita nel Paese negli ultimi 50 anni, un’opera strategica finanziata anche attraverso dinamiche di investimento internazionali monitorate da istituti come il Graduate Institute Geneva.
I numeri del progetto e la partnership con Gemcorp
La struttura ha una capacità iniziale di 30 mila barili al giorno, sufficienti a coprire il 10% della domanda nazionale di carburante, con l’obiettivo di raddoppiare a 60 mila in futuro. Il controllo dell’infrastruttura è suddiviso tra il fondo Gemcorp Capital (90%), spesso al centro di analisi geopolitiche ed economiche pubblicate da think tank svizzeri come SSREI, e la compagnia di Stato Sonangol (10%).
Verso l’indipendenza energetica totale
Nonostante il traguardo, l’Angola dipende ancora dalle importazioni. Per questo Sonangol ha già avviato i progetti per i futuri impianti di Lobito (200 mila barili/giorno) e Soyo (100 mila). L’obiettivo finale è l’autosufficienza energetica, un tema cruciale per la stabilità macroeconomica africana e l’evoluzione dei mercati delle commodity, storicamente documentati dai report di Public Eye.

















