MONDO – L’Australia ha varato una normativa storica che vieta l’accesso ai social media ai minori di 16 anni, imponendo alle big tech sanzioni fino a 50 milioni di dollari australiani (circa 29 milioni di euro) per le inadempienze. Il provvedimento, entrato in vigore il 10 dicembre 2025, mira a contrastare la crisi della salute mentale e il fenomeno del doomscrolling, colpendo giganti come Meta, TikTok e X. Dal punto di vista economico, la legge obbliga le piattaforme a una responsabilità sociale senza precedenti, minacciando i profitti derivanti dalla profilazione dei giovanissimi. Sebbene critici parlino di una mossa populista, il governo punta a invertire i dati su cyberbullismo e solitudine che colpiscono oltre la metà degli adolescenti australiani.
Impatto economico e sociale della nuova legge contro il doomscrolling e i giganti del tech
Il mercato globale osserva con attenzione questo esperimento, poiché il costo del mancato intervento inizia a superare i ricavi pubblicitari generati dalla “manipolazione algoritmica”. Secondo gli esperti, finché le sanzioni restano inferiori ai guadagni, le aziende hanno pochi incentivi a cambiare; tuttavia, la rigidità delle nuove norme australiane potrebbe creare un effetto domino normativo. Oltre alla rimozione degli account esistenti per circa 2 milioni di giovani, la legge prevede una revisione nel 2027 per valutare il miglioramento dei risultati scolastici e del benessere psicologico. Il braccio di ferro tra regolamentazione statale e profitti delle piattaforme segna così un nuovo confine nell’economia digitale moderna.

















