MERCATI – Il blocco dello Stretto di Hormuz sta ridisegnando la mappa del rischio globale, spingendo il Brent stabilmente sopra i 103 dollari e proiettando un’ombra scura sulla ripresa del Vecchio Continente. Mentre Washington e Teheran si sfidano in un pericoloso braccio di ferro navale, l’economia dell’Eurozona lancia segnali di cedimento: i dati PMI di aprile certificano l’ingresso in territorio di contrazione, con il settore dei servizi che capitola sotto il peso dell’incertezza bellica. In questo scenario frammentato, solo Piazza Affari e Parigi ieri sono riuscite a galleggiare sopra la parità, aggrappandosi ai risultati record di STMicroelectronics che agisce da scudo contro un sentiment altrimenti dominato dalla paura di una crisi energetica strutturale.
L’enigma Musk: tra record di utili e il “buco” miliardario dell’AI
Dall’altra parte dell’Atlantico, Wall Street fatica a digerire il paradosso Tesla, che dopo aver inizialmente entusiasmato il mercato con utili superiori alle attese, ha visto svanire l’ottimismo di fronte alle “ambizioni spaziali” del suo CEO. Se l’81% delle società dello S&P 500 sta battendo le stime, il caso di Elon Musk rappresenta un unicum: il piano di investimenti da 25 miliardi di dollari in robotica e intelligenza artificiale minaccia di prosciugare il flusso di cassa libero, trasformando una trimestrale solida in una scommessa ad altissimo rischio sul futuro. Gli investitori si trovano così sospesi tra la solidità del presente manifatturiero statunitense — ai massimi da quasi quattro anni — e il timore che i giganti tecnologici stiano entrando in una fase di spesa incontrollata proprio mentre i venti di guerra minacciano le catene di approvvigionamento globali.

















