EUROPA – Il recente incremento dell’87% nell’export di armi italiano è solo la punta dell’iceberg di una metamorfosi radicale del comparto Difesa. Come evidenziato dall’analista Gianni Alioti, non siamo più di fronte a una semplice simbiosi tra Stati e industrie, ma a un complesso finanziario-digitale dominato da giganti come BlackRock, Vanguard e State Street. Questi fondi istituzionali controllano i nodi strategici sia dei colossi USA (Lockheed Martin, Northrop Grumman) sia dei campioni europei (Leonardo, Rheinmetall), trasformando la spesa pubblica per il riarmo in un immenso volano di dividendi azionari, dove la sovranità politica dei singoli Paesi appare sempre più marginale.
L’analisi di Weapon Watch: tra egemonia USA, tecnologie israeliane e fondi d’investimento
In questo scenario, l’Europa si scopre subordinata agli standard atlantici e tecnologicamente dipendente dal laboratorio israeliano. Sebbene i Paesi UE-NATO coprano il 34,2% dell’export mondiale, la frammentazione industriale favorisce l’egemonia di attori come Rheinmetall, che agisce da apripista per le tecnologie statunitensi nel Vecchio Continente. Il “digitale” bellico, alimentato da algoritmi battle-tested in scenari di conflitto reale, completa il cerchio: l’hardware militare diventa un supporto per software e flussi di capitali che rispondono a logiche finanziarie globali, rendendo le strategie di difesa europee un’appendice degli interessi di borsa di New York.

















