FOCUS – L’amministrazione di George W. Bush (2001-2009) è indissolubilmente legata alla risposta militare post-11 settembre, che ha dato il via alla cosiddetta “Guerra al Terrore”. Bush è stato il promotore dei due conflitti più lunghi e significativi della storia recente degli Stati Uniti: le invasioni di Afghanistan e Iraq. Mentre l’intervento in Afghanistan nacque come una reazione diretta e quasi unanimemente condivisa agli attacchi delle Torri Gemelle per smantellare Al-Qaeda, la strategia geopolitica della Casa Bianca mutò radicalmente con il passare degli anni, spostando l’asse del potere militare verso il Medio Oriente e ridefinendo i confini dell’influenza americana nel nuovo millennio.
L’impatto dei conflitti in Afghanistan e Iraq sulla politica globale
Il secondo mandato di Bush fu segnato da una profonda spaccatura sociale, causata principalmente dalla gestione della guerra in Iraq. Se inizialmente il patriottismo aveva unito il Paese, la motivazione delle armi di distruzione di massa si rivelò un punto critico che alimentò contestazioni senza precedenti. A differenza del fronte afghano, il conflitto iracheno divenne oggetto di aspre critiche da parte dell’opinione pubblica mondiale e statunitense, trasformando l’immagine dei Repubblicani e del Presidente. Questa fase storica, oggi definita delle “penultime” grandi guerre, resta un caso di studio fondamentale per comprendere le complessità degli interventi militari su larga scala e le loro durature conseguenze umanitarie e politiche.

















