FOCUS – Barack Obama, insignito del Nobel per la Pace nel 2009, detiene paradossalmente il primato di essere l’unico Presidente USA rimasto in guerra per l’intera durata dei suoi due mandati. La sua strategia militare, pur cercando di evitare i grandi dispiegamenti di terra dei predecessori, ha visto un’espansione dei conflitti attraverso l’uso massiccio di droni e forze speciali. Sotto la sua ala, gli Stati Uniti sono stati coinvolti in operazioni belliche in almeno sette paesi: Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Yemen, Somalia e Pakistan, segnando un’epoca di interventi costanti.
L’eredità militare dell’amministrazione Obama tra economia e geopolitica
Dal punto di vista economico, questa “guerra perpetua” ha influenzato pesantemente la spesa pubblica e il bilancio della Difesa. Sebbene Obama abbia tentato di ridurre l’impatto fiscale dei conflitti in Iraq e Afghanistan, l’apertura di nuovi fronti e il supporto logistico in Medio Oriente hanno mantenuto elevati i costi del Pentagono. La gestione dei conflitti ha generato un complesso ecosistema di spesa militare che ha inevitabilmente condizionato le politiche fiscali domestiche, lasciando in eredità un debito pubblico influenzato da una presenza globale mai realmente interrotta.

















