MERCATI – Le Borse europee ieri hanno chiuso una seduta fiacca, incapaci di agganciare il rally record di Wall Street. A pesare sui listini del Vecchio Continente è soprattutto l’inasprimento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, alimentato dalle notizie di attacchi contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Questi eventi hanno innescato una nuova fiammata dei prezzi energetici, con il Brent che è tornato a scambiare stabilmente sopra la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Mentre l’Europa resta vulnerabile ai costi dell’energia e all’incertezza dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, il sentiment degli investitori locali rimane improntato alla cautela, temendo che lo stallo diplomatico possa trasformarsi in un conflitto prolungato con ripercussioni dirette sull’inflazione e sulla crescita dell’area euro.
Wall Street corre con l’AI e le trimestrali: Trump apre alla de-escalation
Scenario opposto a Wall Street, dove i principali indici hanno viaggiato in netto rialzo con guadagni vicini al punto percentuale. Il mercato americano sembra immune ai timori geopolitici, focalizzandosi sulla solidità delle trimestrali e sulle prospettive di crescita legate all’intelligenza artificiale. Ad alimentare l’ottimismo sono state anche le recenti dichiarazioni di Donald Trump al New York Post, in cui ha ipotizzato l’avvio di colloqui con la delegazione iraniana già per questo venerdì. Questa possibile apertura verso una de-escalation ha parzialmente bilanciato l’impatto dei raid nello Stretto di Hormuz, spingendo gli investitori a scommettere su una risoluzione diplomatica rapida. Nonostante la fragilità del contesto internazionale, la borsa americana conferma la sua resilienza, trainata da fondamentali societari che, per ora, mettono in secondo piano i rischi di guerra.

















