Mercati asiatici contrastati dopo il rinvio del vertice USA‑Iran al Bürgenstock

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Mercati in ostaggio delle tensioni nello Stretto di Hormuz

MERCATI Il lunedì finanziario si apre sotto il segno dell’incertezza geopolitica, con l’Europa attesa in profondo rosso a causa dell’escalation militare tra Washington e Teheran. Il sequestro della nave cargo iraniana Touska da parte del cacciatorpediniere USS Spruance nello Stretto di Hormuz ha innescato un violento rally del petrolio, con il Brent che balza del +5,5% superando la soglia psicologica dei 95 dollari. Mentre Donald Trump rivendica il controllo dell’imbarcazione denunciando attività illegali, la minaccia di ritorsioni immediate da parte dell’Iran gela gli investitori occidentali. Nonostante i futures sul Nasdaq segnalino nervosismo (–0,6%), i listini asiatici come il Nikkei (+0,8%) mostrano una resilienza inaspettata, sostenuti da acquisti speculativi sui titoli energetici e dalla speranza che lo scontro resti confinato al settore marittimo.

Pechino sceglie la prudenza: tassi fermi e crescita al 5%

In netto contrasto con la volatilità mediorientale, la Banca Centrale Cinese (PBOC) ha deciso di mantenere i tassi di riferimento (LPR) ai minimi storici, confermando il 3,0% per i prestiti a un anno e il 3,5% per i mutui. Questa mossa strategica riflette la volontà di Pechino di stabilizzare lo yuan e proteggere l’economia interna dai riflessi della guerra commerciale e militare globale. Nonostante una crescita del PIL nel primo trimestre del 5% — dato che batte le stime del 2025 — le autorità cinesi mantengono un approccio “moderatamente accomodante“. La sfida per il Dragone resta quella di bilanciare una solida crescita economica con il rischio di importare inflazione energetica, proprio mentre Teheran minaccia il blocco definitivo dello Stretto di Hormuz, arteria vitale per le rotte commerciali asiatiche.

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