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Carlos Slim Helù: il magnate delle telecomunicazioni e la sua fortuna

ECONOMIA – Carlos Slim Helú, imprenditore e ingegnere messicano di origini libanesi, è universalmente riconosciuto come il magnate più influente nel settore delle telecomunicazioni in America Latina, grazie al controllo di colossi come Telmex, Telcel e America Movil. La sua carriera imprenditoriale, iniziata dopo la laurea in ingegneria civile, ha visto la fondazione nel 1966 del Grupo Carso, un conglomerato che spazia dall’edilizia alle miniere, fino alla vendita al dettaglio. La sua mossa più audace, tuttavia, è stata la sua incursione nelle telecomunicazioni, dove le sue aziende sono arrivate a gestire circa il 73% del traffico di telefonia mobile nel continente. L’influenza di Slim si estende ben oltre i confini nazionali, rendendolo un attore chiave dell’economia globale. Questo successo vertiginoso solleva naturalmente domande sul suo reale patrimonio e sulle sue fonti di reddito attuali, aspetti che evidenziano una storia di acutezza finanziaria e diversificazione degli investimenti.

Il patrimonio miliardario e le fonti di reddito

Secondo le stime più recenti, il patrimonio di Carlos Slim Helù si aggira intorno alla cifra sbalorditiva di 95,3 miliardi di dollari, una fortuna che lo colloca stabilmente come la persona più ricca del Messico e tra le prime venti al mondo. La base di questa immensa ricchezza risiede nelle sue partecipazioni nel Grupo Carso, un veicolo che detiene interessi non solo nelle telecomunicazioni, ma anche nell’industria manifatturiera, nel settore energetico e nell’immobiliare. Oltre ai dividendi derivanti dalle sue partecipazioni, Slim percepisce un cospicuo stipendio annuale stimato in circa 100 milioni di dollari come CEO di Telmex, Telcel e América Móvil. A ciò si aggiungono le altre fonti di guadagno provenienti da una miriade di investimenti strategici in settori eterogenei come l’industria bancaria, assicurativa e delle costruzioni, includendo anche partecipazioni significative in società internazionali di prestigio, come quella in The New York Times Company, di cui è stato il maggiore azionista fino al 2016.

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