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lunedƬ 19 Gennaio 2026
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Dazi, cosa rischia l’Europa?

MALTA – Dazi, cosa rischia l’Europa? A cura di Carlo De Luca, Gamma Capital Markets. Trump impone dazi del 25% su auto e componenti importati, colpendo circa il 46% delle auto vendute negli USA. Il rischio ĆØ quello di una frammentazione della supply chain nordamericana e di tensioni con UE e Giappone. Le esenzioni per Canada/Messico sono temporanee. L’ Europa ĆØ fortemente esposta perchĆ©:

• Volkswagen esporta circa l’80% delle auto vendute negli USA.
• Mercedes e BMW superano il 50% di quota importata.
• Stellantis ha esposizione rilevante via modelli prodotti in Italia, Canada e Messico.

L’impatto si traduce in compressione dei margini, possibili tagli alla guidance e rischio revisione multipli nel settore auto europeo. Tesla e Ford sono relativamente protette grazie alla produzione domestica (Tesla 100%, Ford 80%). GM e Stellantis vulnerabili per la dipendenza da Messico/Corea/Italia. Hyundai-Kia (65% import USA) e Toyota (51%) particolarmente esposte.

La mappa dei rischi per esposizione geografica

• L’industria auto tedesca esporta oltre il 15% del fatturato globale verso gli USA.
• Il Giappone destina oltre il 30% delle esportazioni auto agli USA, con impatto stimato fino a -11% utile operativo per Toyota e -66% per Nissan (Goldman Sachs).
• Francia e Italia colpite in modo indiretto via Stellantis e fornitori.

Quale sarĆ  l’impatto macro? Intanto aspettiamoci uno scenario inflattivo a breve (prezzi auto +10-20%), ma con domanda debole. Rischio di stagflazione per il settore, soprattutto se i dazi si estendono ad altri segmenti. In secondo luogo, vediamo un’ulteriore pressione sulla ECB per eventuali misure accomodanti in caso di rallentamento industriale in Germania. Non escludiamo escalation e nuovi rischi geopolitici di varia natura:
  • UE valuta ritorsioni su settori sensibili (tech, agricoltura).
  • Aumentano le pressioni su WTO e relazioni transatlantiche.
  • Possibile rallentamento globale se le esportazioni europee verso gli USA (che valgono il 18-20% del totale per Germania e Italia) subiscono un freno.
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