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Economia, il punto mensile di Michele De Michelis: equity, è iniziata la fase “distributiva”?

LUGANO – Economia, il punto mensile di Michele De Michelis: equity, è iniziata la fase “distributiva”?

di MICHELE DE MICHELIS – FRAME ASSET MANAGEMENT

ECONOMIA, IL PUNTO MENSILE DI MICHELE DE MICHELIS

Il 2023, come tutti ricordiamo, è terminato con performance stellari sia per gli indici azionari che per quelli obbligazionari. La narrativa era che la FED e di conseguenza anche la BCE avrebbero tagliato i tassi per sei volte nel corso dell’anno, a fronte di un’economia che cresceva il giusto senza eccessi, nonché di un’inflazione ormai debellata e tornata al livello target del 2%. Siamo così entrati nel nuovo anno con un’aspettativa importante che Powell ha già in parte deluso nel corso della prima riunione della FED di gennaio. Il governatore ha infatti ribadito come sia poco probabile un taglio nella riunione di marzo e soprattutto che intende aspettare dati migliori sull’ inflazione prima di sforbiciare i tassi. Io continuo a pensare che non avrebbe alcun senso “supportare” un’economia che rimane in salute. Infatti, sarebbe come dopare un atleta che già corre molto bene con le sue stesse gambe. Un assurdo. Oltretutto, ci troviamo in un contesto in cui sembra che siano in arrivo elementi di disturbo per il ciclo economico con la FED che continua a comunicare messaggi di cautela e si percepisce chiaramente che, con una Borsa ai massimi, un mercato del lavoro ancora forte (seppur non manchino segnali contraddittori) e una situazione geopolitica intricata, il timore di una ripartenza dell’inflazione rappresenti proprio la preoccupazione più grande.

LE MAGNIFICENT SEVEN

L’indice azionario SP 500 ha macinato nuovi record, spinto ancora dalle sue “magnificent seven” anche se in realtà sarebbe più corretto dire “six ” visto che Tesla ha avuto un pessimo inizio dell’anno, affossata da una trimestrale non proprio eccezionale, mentre gli altri report sono usciti tendenzialmente buoni ma non straordinari soprattutto per quello che riguarda le “guidance” future. Pur tuttavia, manca ancora all’appello la stella dell’anno scorso, Nvidia, che uscirà a fine febbraio. Ben differente il comportamento del governativo decennale americano, che negli ultimi trenta giorni ha oscillato in un trading range piuttosto ampio di quasi 40 basis point (che per un bond, seppure decennale, non è poco) con movimenti giornalieri importanti, a dimostrazione del fatto che, mentre gli equity guys sono tutti rilassati a prezzare il miglior mondo possibile , i loro colleghi che seguono tassi, credito e covenant vari sono molto più dubbiosi sul futuro. Personalmente, rimango dell’idea che in questa fase un investitore debba rimanere coerente con il proprio benchmark di rischio personale, perché provare a prevedere l’andamento dei mercati è praticamente impossibile.

NEL 2024

In questo inizio 2024, il divario tra vincenti e perdenti del 2023 si è ulteriormente allargato, sia all’interno degli stessi indici americani, sia a livello internazionale, con la Cina che ha toccato minimi pluriennali nonostante gli enormi stimoli di supporto messi in atto dal governo. Forse ha ragione un mio amico gestore che avendo un mandato di ritorno assoluto (deve guadagnare in qualunque contesto di mercato) non può permettersi di rimanere passivo ed agnostico e quindi deve necessariamente interpretare i segnali e posizionarsi di conseguenza. Sostenendo che l’anno scorso la partecipazione al rialzo della comunità dei gestori internazionale non sia stata poi così elevata e che solo verso la fine i money manager si siano “arresi” entrando massicciamente sul mercato negli ultimi due mesi contribuendo così a spingerlo verso nuovi massimi in gennaio. A questo punto, potrebbe cominciare una fase di distribuzione per consentire ai grandi investitori come gli hedge funds di uscire dalle posizioni mentre c’è ancora domanda sul mercato. Solo a quel punto, qualora ci fosse una discesa importante, chi non teme la volatilità potrebbe trovarsi di fronte ad alcune reali occasioni di acquisto.

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