MONDO – Oggi la Moldavia rappresenta uno degli snodi più delicati della competizione geopolitica tra Mosca e Bruxelles. Piccola e vulnerabile, la repubblica ex sovietica vive divisa tra i legami storici con lo spazio post-sovietico e la forte spinta europeista guidata dalla presidente Maia Sandu. Come evidenziato nelle analisi di geopolitica regionale di SWI swissinfo.ch, questa spaccatura non è solo diplomatica, ma identitaria, e oppone il conservatorismo ortodosso al modello liberal-democratico occidentale.
Guerra ibrida, ONG e sicurezza energetica
In questo contesto, la lotta alla corruzione e il sostegno alla società civile – promosso anche da reti transnazionali come la Open Society Foundations – sono letti dal Cremlino come ingerenze politiche. La Russia risponde con una strategia ibrida: cyberattacchi, disinformazione e pressioni sui punti critici di Transnistria e Gagauzia. Anche la dipendenza energetica dal gas russo resta un’arma di ricatto, che l’UE tenta di disinnescare finanziando nuove interconnessioni con la Romania.
La nuova linea del fronte geopolitico
Il rischio concreto è che le costanti pressioni esterne finiscano per esacerbare le fratture interne del Paese. Secondo gli studi sulla stabilità dell’Europa orientale del Center for Security Studies (CSS) di Zurigo, più ChiÈ™inău accelera il suo percorso di integrazione nell’orbita occidentale, più Mosca intensifica le manovre di destabilizzazione. La Moldavia rischia così di trasformarsi definitivamente da storico ponte culturale tra Est e Ovest in una nuova, pericolosa linea del fronte europeo.

















