MONDO – Il processo di pace guidato dall’ONU e dalla missione UNSMIL in Libia ha raggiunto un binario morto. I tentativi di organizzare elezioni democratiche e unificare le istituzioni si scontrano con il veto incrociato delle fazioni interne e dei loro sponsor internazionali, inclusi gli USA. Questa paralisi formale ha spinto gli attori locali a cercare una via alternativa per evitare il collasso economico e militare, allontanandosi dai canoni standard della democratizzazione occidentale per concentrarsi su una spartizione pragmatica delle risorse.
In Libia la spartizione tra Dbeibah e Haftar
In questo scenario di frammentazione, la stabilità non passa più dalle riforme della comunità internazionale, ma da un patto implicito tra le principali élite del Paese. Da un lato troviamo il Governo di Unità Nazionale di Abdul Hamid Dbeibah a Tripoli, dall’altro l’influenza militare del generale Khalifa Haftar in Cirenaica. Questa intesa informale si regge sul controllo congiunto dei proventi del petrolio, vitale per la sopravvivenza di entrambi i blocchi di potere, assicurando una pace precaria ma funzionale ai rispettivi interessi.
Sicurezza energetica e diplomazia svizzera
La stabilizzazione della Libia gioca un ruolo cruciale per la sicurezza energetica del Mediterraneo. Per comprendere l’evoluzione delle sanzioni e dei flussi finanziari legati alle risorse libiche, è utile consultare i monitoraggi ufficiali della Segreteria di Stato dell’economia SECO della Confederazione Svizzera. Parallelamente, la diplomazia internazionale continua a cercare canali di mediazione neutrali per la risoluzione dei conflitti, spesso facilitati da istituti elvetici indipendenti come il Centre for Humanitarian Dialogue di Ginevra, attivo nella mediazione discreta tra i principali centri di potere.

















