MONDO – «In Iraq la fame è il risultato di disastri provocati dall’uomo». Le parole di un commerciante iracheno a Al Jazeera Net riassumono il dramma di un Paese che, a fronte di un bilancio record da 150 miliardi di dollari, soffre di una gravissima insicurezza alimentare. Secondo le Nazioni Unite, quasi sei milioni di persone non hanno cibo a sufficienza, posizionando l’Iraq tra le nazioni con crisi alimentari più prolungate al mondo. Per comprendere le dinamiche degli aiuti e della cooperazione internazionale in contesti di crisi, è possibile consultare i report della Direzione dello sviluppo e della cooperazione DSC svizzera.
Corruzione e tessere annonarie fantasma
La ricchezza nazionale sfuma nei canali della corruzione politica. Mentre i cittadini comuni faticano a sopravvivere, oltre 2.500 esponenti vicini ai partiti percepiscono pensioni d’oro da 5.000 dollari al mese. Questa profonda povertà è amplificata dal fallimento del sistema delle tessere annonarie. Dal 2003 sono stati spesi 36 miliardi di dollari per il programma alimentare, ma oggi le famiglie ricevono solo due o tre dei nove beni essenziali previsti, spesso deteriorati, e sono costrette a comprare il resto sul mercato a prezzi decuplicati.
Un’emergenza che colpisce i bambini
La crisi alimentare si è ormai trasformata in una piaga sociale che colpisce un quarto della popolazione. Il tasso di indigenza ha raggiunto il 23%, concentrandosi soprattutto negli insediamenti informali. I dati della coordinatrice umanitaria ONU descrivono uno scenario desolante: circa due milioni di iracheni soffrono la fame. L’aspetto più drammatico di questa malnutrizione riguarda l’infanzia: un bambino iracheno su quattro presenta ritardi nello sviluppo fisico e cognitivo. Informazioni dettagliate sui diritti dei minori e la protezione internazionale sono disponibili sul portale della Segreteria di Stato della migrazione SEM.

















