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Mercati: i Treasury e la soglia del 5%

MERCATI I Treasury e la soglia del 5%. A cura di Carlo De Luca, Responsabile investimenti di Gamma Capital Markets. Il 5% sui Treasury è il vero stress test dei mercati. Il rendimento del Treasury USA a 30 anni è tornato a flirtare con il 5%, una soglia che il mercato considera quasi “psicologica”. Non perché il 5% abbia un potere magico, ma perché sopra quel livello cambia il costo del denaro di lungo periodo: mutui, prestiti alle imprese, carte di credito, valutazioni azionarie e sostenibilità del debito pubblico iniziano tutti a essere messi sotto pressione. Il movimento nasce da più fattori insieme. Il primo è lo shock petrolifero legato alla guerra USA-Iran e allo Stretto di Hormuz: Brent molto più alto, aspettative di inflazione in risalita e mercato che teme una nuova fiammata dei prezzi. Il secondo è che l’economia americana resta più solida del previsto: se la crescita tiene, la Fed ha meno spazio per tagliare. Il terzo è il deficit: più debito significa più emissioni di Treasury, quindi più offerta da assorbire.

Il punto delicato è che il mercato ha cambiato idea sulla Fed

Fino a poche settimane fa prezzava ancora una discreta probabilità di tagli nei prossimi mesi; ora, secondo Bloomberg, gli swap iniziano persino a incorporare una probabilità non trascurabile di rialzi. Tradotto: il mercato non sta più ragionando solo su “quando taglia la Fed”, ma anche su “e se l’inflazione costringesse la Fed a restare dura o addirittura a rialzare?”. Qui nasce la divisione tra gli investitori. Alcuni guardano al 5% sul trentennale come a un’occasione: rendimento alto, prezzo delle obbligazioni basso, potenziale rimbalzo se arriva un accordo USA-Iran o se il petrolio scende. Altri invece temono che questa volta sia diverso, perché il problema non è solo l’inflazione temporanea: è la combinazione tra petrolio, deficit, debito sopra il 100% del PIL e minore fiducia nel “comfort tradizionale” del Treasury come bene rifugio assoluto. Per l’azionario, il messaggio è chiaro: finché gli utili tengono e l’AI sostiene la narrativa di crescita, Wall Street può anche ignorare rendimenti elevati per un po’. Ma se il 30 anni rompesse stabilmente sopra il 5% in modo disordinato, la pressione sulle valutazioni diventerebbe molto più seria. Storicamente, fasi di rialzo rapido dei rendimenti hanno spesso anticipato correzioni, volatilità o recessioni. Non sempre subito, ma raramente sono state indolori.

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