EUROPA – Una svolta storica è stata sancita dalle istituzioni europee, portando una ventata di giustizia fiscale e previdenziale per migliaia di lavoratori. Secondo le ultime direttive, sarà la Svizzera a dover farsi carico dell’indennità di disoccupazione per i frontalieri che perdono il proprio impiego. Fino ad oggi, nonostante i contributi venissero versati nelle casse elvetiche, l’onere del sostegno al reddito (la Naspi) ricadeva interamente sullo Stato italiano. Questa decisione mette fine a un paradosso normativo che gravava pesantemente sulle finanze di Roma, garantendo che le risorse per il welfare siano erogate dallo Stato in cui l’attività lavorativa è stata effettivamente svolta e tassata.
L’impatto della riforma per i 90.000 lavoratori italiani
Il provvedimento riguarda una platea vastissima: si parla di oltre 390.000 frontalieri totali, di cui circa 90.000 sono italiani. Per questi lavoratori, il nuovo regime garantisce una maggiore coerenza tra i contributi versati e le prestazioni ricevute. Per l’Italia, il risparmio sarà significativo, permettendo di alleggerire le casse dell’INPS da una spesa che, tecnicamente, non le spettava. La decisione dell’Unione Europea ristabilisce un principio di equità transfrontaliera fondamentale: il Paese che beneficia della produttività e del gettito contributivo del lavoratore deve essere lo stesso a fornire protezione sociale nel momento del bisogno, uniformando finalmente il trattamento dei frontalieri ai parametri europei.

















