SVIZZERA – I piccoli reattori modulari (SMR) rappresentano il futuro dell’energia nucleare grazie a una sicurezza intrinseca basata sul raffreddamento passivo. A differenza delle centrali tradizionali, questi impianti non necessitano di pompe o energia elettrica per dissipare il calore, ma sfruttano principi fisici naturali come la gravità e la differenza di densità dei fluidi. Recentemente, i ricercatori dell’Istituto Paul Scherrer (PSI) hanno raggiunto un traguardo fondamentale utilizzando l’impianto PANDA: per la prima volta sono stati raccolti dati di misurazione ad alta risoluzione in condizioni realistiche, ma in totale assenza di radioattività. Questi risultati permettono di validare con estrema precisione i modelli di simulazione, garantendo che, in caso di emergenza, il vapore venga condensato e la pressione mantenuta sotto controllo senza interventi esterni.
Validazione dei sistemi passivi tramite lo scambio termico naturale
Lo studio, pubblicato su Nuclear Engineering and Design, ha analizzato nel dettaglio il comportamento del vapore all’interno dell’involucro protettivo. Attraverso un circuito chiuso di tubazioni verticali, il vapore a contatto con le superfici fredde si condensa, innescando un moto convettivo naturale dove l’acqua calda risale e cede calore a un serbatoio esterno. Grazie a oltre 80 valvole e una sensoristica avanzata, il team del PSI ha fornito alla comunità scientifica internazionale una base di dati unica per progettare reattori di nuova generazione più flessibili e sicuri. La possibilità di produrre questi mini-reattori su scala industriale, unita alla certezza di sistemi di sicurezza che non dipendono dalla rete elettrica, segna un passo decisivo verso una transizione energetica più resiliente e tecnologicamente avanzata.

















