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Rimane la profonda dipendenza dell’Europa da gas e petrolio russi

EUROPA – Il conflitto in Ucraina e la conseguente crisi energetica hanno messo in luce la profonda dipendenza dell’Europa da gas e petrolio russi, spingendo l’Unione Europea a cercare una rapida diversificazione delle forniture. Sebbene siano stati compiuti progressi significativi, con l’UE che punta all’indipendenza energetica dalla Russia entro il 2027, la strada è ancora lunga. Il flusso di energia russa non si è interrotto completamente, ma si è semplicemente reindirizzato verso altre nazioni. È qui che entrano in gioco gli Stati Uniti, che premono per un’ulteriore stretta su Mosca, proponendo l’introduzione di sanzioni secondarie. Queste misure non colpirebbero direttamente la Russia, ma i Paesi terzi, come India e Cina, che continuano ad acquistare gas e petrolio russi, finanziando così, secondo Washington, la macchina da guerra del Cremlino. L’obiettivo è esercitare una pressione economica indiretta ma più incisiva, bloccando i flussi finanziari che aggirano le sanzioni europee e del G7.

Le sanzioni secondarie rappresentano uno strumento di politica estera particolarmente potente e controverso

Prevedono che gli Stati Uniti (o altri attori) possano sanzionare aziende, banche o individui di Paesi terzi che intrattengono relazioni commerciali con entità già sanzionate. Gli USA hanno chiesto al G7, incluso l’Unione Europea, di valutare l’imposizione di tariffe punitive e restrizioni commerciali su nazioni che continuano a fare affari con la Russia, in particolare nel settore energetico. Questa proposta, sebbene supportata da alcuni membri UE, solleva non poche preoccupazioni. L’Europa, che ha già adottato diciotto pacchetti di sanzioni contro Mosca, si trova in una posizione delicata. Da un lato, c’è la volontà di aumentare la pressione su Putin e sostenere l’Ucraina; dall’altro, c’è il timore che l’applicazione di queste sanzioni indirette possa innescare una guerra commerciale con partner strategici come India e Cina, destabilizzando ulteriormente l’economia globale e rendendo più complessa la gestione delle relazioni internazionali.

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