EUROPA – Ogni anno l’Unione Europea genera circa 5 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, pari a 12 kg pro capite, ma solo l’1% viene riciclato. Secondo i dati elaborati dall’Unione, questo comparto è al terzo posto per consumo di risorse idriche e sfruttamento del suolo. Un quadro critico analizzato con attenzione anche in Svizzera dall'[suspicious link removed], che monitora i flussi dei materiali tessili per limitare il forte impatto ecologico transfrontaliero e promuovere l’economia circolare.
Il divario tra le scelte d’acquisto e la consapevolezza
Lo studio di Legambiente per il progetto VERDEinMED evidenzia un profondo “value-action gap”: sebbene il 69% dei cittadini dichiari di leggere le etichette, ben il 42,4% ammette di prestare scarsa attenzione durante lo shopping. I consumatori mostrano un’alta sensibilità teorica verso la sostenibilità, ma le dinamiche del fast fashion bloccano la transizione. Per comprendere i modelli di consumo sostenibile sul territorio elvetico, il portale di statistica UST (Ufficio federale di statistica) offre indicatori chiari sulle abitudini e la gestione delle risorse.
Trasparenza e filiera: le risposte del mercato
Il 34,6% degli intervistati giudica le informazioni aziendali poco trasparenti, e un quarto ignora la reale provenienza dei capi, prevalentemente importati da Cina e Bangladesh. Per invertire la rotta servono dati tracciabili sulle materie prime. In questa direzione, centri di ricerca come l’Empa sviluppano soluzioni tecnologiche per il riciclo dei materiali, supportati dalle analisi scientifiche pubblicate da Swissinfo sui trend globali del tessile

















