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Se la scelta di cosa guardare in TV diventa poco sostenibile

LA TV E LA SOSTENIBILITÀ

TECNOLOGIA – La responsabilità delle scelte sta diventando un peso. Anche per quanto riguarda l’impiego del tempo libero, compreso ciò che si guarda in televisione. E tra dirette e pubblicità, le piattaforme di streaming, in questo senso, assomigliano sempre più alla televisione lineare, che sembra dunque vivere una sorta di ritorno. Paolo Galli, giornalista del Corriere del Ticino, ne ha parlato con l’esperto di media Massimo Scaglioni, docente di Transmedia Narratives e Comunicazione Televisiva all’Università della Svizzera italiana. Gli abbonamenti alle piattaforme di streaming stanno diventando sempre più costosi, ma i consumatori continuano a pagare per più servizi. Perché? “Le piattaforme di streaming sono state trasformative, hanno cambiato le abitudini di visione con una proposta meno impositiva rispetto ai palinsesti tradizionali, che hanno tempi più rigidi” spiega Massimo Scaglioni. Questo, più l’avvento delle TV connesse, ha mutato il modo di consumare i prodotti televisivi. “I due elementi hanno cambiato l’equilibrio tra offerta lineare e non lineare, tra palinsesti lineari e fai da te“, prosegue Scaglioni. Tuttavia, come detto, i prezzi continuano a crescere. E le possibilità di condividere gli account, al contrario, vengono limitate.

LE NUOVE PIATTAFORME

Questo inevitabilmente porta sempre più le famiglie a scegliere per quali servizi pagare per mantenere la spesa sostenibile. “E questa selezione, nei prossimi anni, spingerà le piattaforme a nuove aggregazioni. Già oggi vediamo che alcune pay TV diventano aggregatori di piattaforme” rileva il docente dell’USI. Al netto di questo importante cambio negli equilibri, ad ogni buon conto, la TV generalista non è da considerarsi superata. Anzi, rimane un modello per le piattaforme di streaming, soprattutto nello sport in diretta. Netflix, ad esempio, si è garantita il wrestling della WWE e alcune partite di NFL. “Lo sport è un elemento che potrà spostare ulteriormente l’interesse verso le piattaforme – analizza Scaglioni -. Ma vediamo una complementarietà tra streaming e broadcasting, tra on demand e palinsesti. Le reti tradizionali nel 2023 non hanno perso terreno, anzi, ne hanno riguadagnato. Alcuni elementi sono in controtendenza rispetto allo sviluppo dello streaming, come le acquisizioni di nomi simbolo della TV generalista da parte di Warner Bros. Discovery, che ha investito per assicurarsi Crozza, Fazio e Amadeus. Operazioni da decine di milioni di euro“. Questo indica che la ritualità dei palinsesti fissi non ha perso importanza. “Le abitudini si sono trasformate, ma la TV lineare ha ancora la sua rilevanza”, afferma Scaglioni. Anche perché la responsabilità delle scelte, alla lunga, è stancante. E paradossalmente potrebbe spingere alcuni a preferire la rigidità della TV lineare. “Passiamo tanto tempo nel browsing delle piattaforme di streaming, e non sempre questo porta a una scelta. La grande abbondanza ci può mettere in crisi, e le risposte possibili sono il ritorno alla TV lineare e gli algoritmi, che facilitano le nostre scelte basandosi sui nostri gusti“.

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