STILE – Un’apparente e arida roccia cosmica racchiude in realtà preziose informazioni sulla storia idrologica del Pianeta Rosso. Un team internazionale di ricerca è riuscito a ricostruire le antiche interazioni tra fluido e roccia avvenute su Marte analizzando un campione meteoritico eccezionale. Grazie alle avanzate analisi condotte presso il Paul Scherrer Institut (PSI), i ricercatori hanno individuato zone ricche di idrogeno ben conservate nei micro-pori della struttura minerale, dimostrando come l’acqua abbondasse e reagisse sulla superficie marziana primitiva.
Tomografia neutronica e raggi X per svelare l’idrogeno
Il vero punto di svolta scientifico risiede nell’impiego combinato della tomografia computerizzata a raggi X e della tomografia neutronica avanzata. Mentre i raggi X permettono di mappare la densità complessiva della roccia, i neutroni risultano estremamente sensibili alla presenza di atomi leggeri come l’idrogeno. Questa sinergia tecnologica, sostenuta anche dal quadro delle eccellenze della ricerca promosse dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica (SNSF), ha reso possibile visualizzare per la prima volta in 3D aree macroscopiche idrogenate senza distruggere né alterare il prezioso campione extraterrestre.
Implicazioni sulla storia geologica e l’abitabilità di Marte
I dati ottenuti forniscono prove dirette delle reazioni chimiche primordiali tra acqua e roccia che hanno plasmato la crosta marziana miliardi di anni fa. Identificare con precisione i reticoli minerali in cui l’idrogeno è rimasto intrappolato permette agli astrobiologi di stimare la durata delle fasi umide del pianeta e il suo grado di abitabilità ancestrale. Questo studio dimostra come tecniche d’imaging non distruttive di ultimissima generazione siano fondamentali per decifrare l’evoluzione dei pianeti rocciosi del nostro sistema solare partendo da piccoli frammenti giunti sulla Terra.
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