MONDO – La prima metà del 2026 ha fatto registrare una violenta escalation in West Bank, segnata da una serie di raid condotti dai movimenti estremisti. Questa ondata di violenza risulta fondamentale per comprendere come i nuovi finanziamenti del governo di Tel Aviv stiano alimentando una strategia pianificata di controllo territoriale. La gravità della situazione ha spinto l’Unione Europea, il Regno Unito e altri Governi occidentali ad adottare dure sanzioni economiche e restrizioni contro i gruppi radicali responsabili delle violenze.
La campagna di vendetta e gli attacchi coordinati
La tensione è degenerata in uno degli attacchi più mediatici dell’anno dopo la morte del diciottenne Yehuda Sherman, investito da un veicolo guidato da un palestinese. Come risposta, i coloni israeliani hanno scatenato una coordinata “campagna di vendetta” tramite chat WhatsApp, condividendo posizioni per colpire la popolazione locale. Le incursioni hanno interessato contemporaneamente 13 località della West Bank occupata, trasformando il fine settimana in un teatro di guerriglia mirata contro le comunità palestinesi.
Territorio a ferro e fuoco: i dati della crisi
Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa ufficiale Wafa, gruppi di circa 100 coloni mascherati hanno effettuato ondate successive di incursioni a Qaryout, Jaloud, al-Fandaqumiya e Seilat al-Dahr. I testimoni hanno descritto scene di caos assoluto, con veicoli dati alle fiamme e abitazioni private assaltate. Questo modus operandi conferma la crescita della violenza legata agli insediamenti israeliani, un fenomeno costantemente monitorato e condannato dai report delle Nazioni Unite per la violazione del diritto internazionale in West Bank.
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