FOCUS – La Svizzera è universalmente nota per la sua stabilità e le sue istituzioni secolari, eppure il cammino verso la parità politica ha vissuto tempi sorprendentemente lunghi. Il suffragio femminile a livello federale è stato infatti introdotto solo il 7 febbraio 1971, dopo che una storica votazione popolare (riservata ai soli uomini) approvò la modifica costituzionale. Prima di questa data, la metà della popolazione elvetica era di fatto esclusa dalle decisioni che plasmavano il Paese.
Il caso Appenzello Interno e il ruolo dei giudici del voto
Se a livello nazionale la svolta arrivò nei primi anni Settanta, a livello locale la resistenza culturale fu ancora più tenace. L’ultimo cantone a cedere fu l’Appenzello Interno nel 1990. Le donne di questo territorio ottennero il diritto di voto cantonale solo grazie a una storica sentenza del Tribunale Federale, che impose l’uguaglianza scavalcando la volontà della Landsgemeinde (l’assemblea popolare maschile). Per approfondire questa complessa evoluzione storica, è possibile consultare i dettagliati archivi storici offerti dal Dizionario storico della Svizzera.
Il peso della democrazia diretta
Questo paradosso temporale si spiega in gran parte con la struttura stessa del sistema politico elvetico. La democrazia diretta, pilastro fondamentale della Confederazione, permette ai cittadini di intervenire direttamente sulle leggi tramite referendum e iniziative popolari. Ironia della sorte, sono stati proprio i cittadini maschi a dover votare per rinunciare al proprio monopolio politico. Oggi, il funzionamento di questi strumenti partecipativi può essere studiato sul portale ufficiale delle autorità svizzere, che illustra come questo modello continui a evolversi nel tempo.
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