MONDO – A distanza dal drammatico incidente di Fukushima del 2011, il Giappone ha ufficialmente invertito la propria rotta energetica. Il governo nipponico ha scelto di riattivare diversi reattori, inclusi i grandi impianti, per superare una forte vulnerabilità strutturale. Essendo privo di ingenti risorse naturali, il Paese dipende fortemente dalle importazioni di carbone e gas. Questo cambio di passo mira a proteggere il sistema economico dalle oscillazioni dei prezzi internazionali dei combustibili fossili, garantendo continuità alla produzione industriale ed elettrica.
Decarbonizzazione e stabilità della rete elettrica
La ripartenza dei reattori rappresenta un pilastro chiave per raggiungere la neutralità climatica ed evitare pericolose crisi di rete. Il nucleare garantisce infatti un’erogazione costante a basse emissioni, affiancando le rinnovabili. Le strategie internazionali sul mix energetico e la decarbonizzazione, consultabili sul portale dell’Ufficio federale dell’energia UFE, evidenziano come la stabilità della rete sia fondamentale nei processi di transizione ecologica globale.
Rigidi controlli di sicurezza e reattori operativi
Il riavvio degli impianti segue norme estremamente severe imposte dalla Nuclear Regulation Authority giapponese. Diversi reattori hanno già superato i test di sicurezza e sono tornati pienamente operativi. L’innovazione e il monitoraggio delle tecnologie ad alto rischio restano prioritari a livello globale, come approfondito dalle ricerche del Paul Scherrer Institut, istituto svizzero leader nello studio delle scienze energetiche e della sicurezza nucleare.
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