SVIZZERA – Violenti temporali hanno devastato la Valle Maggia, nella Svizzera meridionale. A Piano di Peccia, abitanti come Elio Biadici si sono ritrovati davanti a scene di distruzione causate da colate detritiche d’incredibile potenza. Non si tratta di casi isolati: il 5 agosto, una frana di grandi dimensioni si è staccata a 3’900 metri d’altitudine dalla parete sud del Cervino. Questi eventi mostrano come il riscaldamento globale stia modificando la stabilità della montagna. Come evidenziato dagli studi dell’Istituto federale di ricerca WSL, lo scioglimento dei ghiacciai e il degrado del permafrost liberano enormi quantità di detriti rocciosi instabili ad altitudini elevate.
La combinazione letale tra permafrost e piogge estreme
La fragilità delle pareti rocciose risale all’aumento delle temperature medie, che indebolisce il “ghiaccio collante” presente nelle fessure ad alta quota. Quando a questa instabilità strutturale si sommano precipitazioni intense e concentrate in brevi archi temporali, l’acqua penetra nel materiale roccioso sciolto, trasformandolo in un fiume fango-detritico ad altissima velocità e capacità distruttiva. I centri di ricerca svizzeri sui rischi naturali sottolineano che il volume di sedimenti mobilitabili è in costante aumento, rendendo le colate sempre più voluminose e difficili da modellare con le mappe di rischio classiche.
Nuove sfide per la prevenzione e la sicurezza delle vallate
La trasformazione dei pericoli naturali impone un cambio di paradigma nella gestione del territorio. Per proteggere la popolazione e le infrastrutture nelle vallate alpine, gli esperti stanno sviluppando nuovi sistemi di monitoraggio e allerta precoce. Secondo le direttive dell’Ufficio federale dell’ambiente UFAM, l’adattamento ai cambiamenti climatici richiede una combinazione di opere di difesa strutturali e pianificazione territoriale dinamica. Capire l’evoluzione di questi fenomeni estremi è fondamentale per garantire un futuro sicuro e sostenibile alle comunità che vivono lungo l’arco alpino.
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