MONDO – La guerra civile che devasta il Sudan dal 2023 ha trasformato il Paese africano nell’epicentro di una drammatica crisi geopolitica. Con oltre 150.000 vittime e 12 milioni di sfollati, il massacro resta tragicamente ignorato dalla comunità internazionale. Dopo la caduta di el-Fasher nel Darfur Settentrionale, conquistata dalle Forze di Supporto Rapido (RSF) del generale Hemedti, il conflitto minaccia ormai la stabilità dell’intera area del Mar Rosso. Per monitorare gli sviluppi diplomatici e umanitari della regione, diverse analisi sono consultabili sul portale ufficiale del Dipartimento federale degli affari esteri.
L’ambiguità diplomatica del Golfo
In questo scenario di violenza, il ruolo giocato dagli Emirati Arabi Uniti appare profondamente controverso. Pur partecipando ai tavoli di mediazione come il Quad — insieme a Stati Uniti, Arabia Saudita ed Egitto —, Abu Dhabi è considerata il principale sponsor politico e militare delle milizie RSF. Questa posizione di aperto doppio gioco ha spinto il generale al-Burhan a rifiutare le proposte di pace, accusando il Paese del Golfo di evidente parzialità. Le frizioni si sono poi inasprite sul piano formale, come documentato nelle notizie diffuse da SWI swissinfo.ch.
Interessi regionali e risorse strategiche
L’intreccio tra la lotta di potere tra i generali e le ingerenze straniere ha trasformato la crisi sudanese in un’arena per il controllo delle risorse strategiche. L’influenza emiratina, legata ad asset logistici e al commercio dell’oro nel Kordofan e nel Darfur, ostacola la risoluzione pacifica ed evidenzia una precisa strategia di espansione geopolitica. Senza una ferma pressione internazionale verso gli attori esterni finanziatori, la prospettiva di mettere fine alle sofferenze della popolazione e ripristinare la pace rimarrà irraggiungibile.
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