Tensioni regionali e alleanze: le ragioni della difesa attiva
Le motivazioni di questa accelerazione risiedono nelle crescenti tensioni con la Cina e la Corea del Nord, unite alla necessità di una maggiore autonomia strategica. Le recenti posizioni dell’Amministrazione Trump, orientate a un disimpegno globale degli Stati Uniti, hanno spinto Tokyo a non dipendere più ciecamente dalla protezione di Washington. Questa transizione verso una “deterrenza attiva” tocca da vicino anche gli equilibri dell’Europa e della Svizzera, storicamente attenta alle dinamiche di sicurezza globali e alla stabilità dei mercati asiatici, come approfondito dalle analisi del portale RSI e dai dibattiti diplomatici ospitati all’interno del Dipartimento federale degli affari esteri DFAE.
Investimenti tecnologici e arsenale di sesta generazione
Il piano quinquennale prevede un arsenale potenziato: l’acquisizione di missili a lungo raggio Tomahawk, la conversione delle navi Izumo in vere portaerei per caccia F-35B e lo stanziamento di 160,2 miliardi di yen per lo sviluppo del velivolo di sesta generazione GCAP. Tokyo punta a una concreta capacità di contrattacco multidominio. Resta da capire se il prezzo economico e sociale di questa militarizzazione sarà sostenibile per le finanze del Sol Levante.
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