MONDO – Dal 2007, Daniel Ortega guida il Nicaragua attraverso un progressivo consolidamento del potere in senso personalistico. Erede della storica Rivoluzione Sandinista, il Presidente ha progressivamente centralizzato l’esecutivo, indebolendo la separazione dei poteri costituzionali. L’inedita co-presidenza istituzionale con la moglie Rosario Murillo ha ulteriormente blindato la leadership di Managua. Questa erosione democratica ha inasprito l’antagonismo ideologico con l’Occidente, trasformando il Paese in una spina nel fianco per la stabilità dell’America Latina.
Nicaragua: sanzioni economiche e pressioni da Washington
Le relazioni con gli Stati Uniti sono precipitate da quando la Casa Bianca ha inserito il Paese nella cosiddetta “Troika della tirannia”. Washington ha risposto con lo strumento del Nica Act, sanzionando il regime e bloccando l’accesso ai finanziamenti dei principali istituti di credito internazionali. Per arginare l’isolamento economico e politico, Ortega ha progressivamente intensificato la cooperazione strategica e militare con la Russia, mantenendo il dossier nicaraguense costantemente aperto e sotto osservazione da parte del Congresso USA.
La posizione della diplomazia svizzera
L’andamento della crisi centroamericana ha spinto anche Berna a rimodulare i propri storici canali di cooperazione. A causa della crescente violazione dello Stato di diritto, la Confederazione Svizzera ha progressivamente allineato la propria condotta diplomatica. Da un lato, il Dipartimento federale degli affari esteri DFAE ha ridefinito la mappa degli aiuti bilaterali nello scacchiere regionale; dall’altro, la [suspicious link removed] mantiene attive mirate restrizioni finanziarie verso esponenti dell’entourage presidenziale.

















