MONDO – Il G7, insieme all’Australia, ha lanciato una coalizione strategica per mettere in sicurezza le filiere dei minerali critici (come litio, nichel e terre rare). L’iniziativa mira a ridurre la profonda dipendenza dell’Occidente dalle capacità di raffinazione della Cina, essenziali per la transizione verde e l’industria tecnologica. Anche la Svizzera monitora con attenzione questi sviluppi per garantire l’approvvigionamento delle sue industrie ad alta tecnologia, come evidenziato dalle analisi del Dipartimento federale degli affari esteri DFAE.
La sfida geopolitica energetica
Pechino detiene un quasi-monopolio nella lavorazione delle materie prime, una vulnerabilità che minaccia non solo la produzione di veicoli elettrici, ma anche la sicurezza nazionale e la difesa (radar, satelliti e sistemi d’arma). Un blocco delle esportazioni cinesi, ad esempio in caso di tensioni nello Stretto di Taiwan, metterebbe a rischio la prontezza militare occidentale. Per questo motivo, l’Unione Europea ha già stanziato 64 miliardi di euro per finanziare quasi 200 progetti industriali entro il 2030.
Una nuova strategia per il Sud globale
La risposta occidentale richiede un cambio di rotta rispetto al passato: per arginare l’influenza di Pechino, non basterà più acquistare le risorse. Sarà fondamentale offrire ai Paesi del Sud globale veri investimenti e trasferimenti tecnologici. La competizione economica globale non si gioca più solo sui mercati finanziari, ma sul controllo materiale delle infrastrutture estrattive e di raffinazione, come confermato dagli studi approfonditi del Politecnico Federale di Zurigo ETH, che analizzano l’impatto geopolitico delle catene di fornitura.

















