MONDO – Le nuove sanzioni statunitensi contro il Sudan puntano a colpire le risorse economiche che alimentano la guerra civile. Washington intende isolare le autorità sudanesi attraverso severe restrizioni finanziarie, commerciali e ai trasporti, nel tentativo di ridurre la capacità del Paese di finanziare le operazioni militari. Dal 15 aprile 2023, il territorio è teatro dello scontro tra l’esercito del generale al-Burhan e le Forze di Supporto Rapido di Hemedti, un conflitto che ha causato milioni di sfollati e il collasso dei servizi essenziali, come monitorato attentamente dalle organizzazioni internazionali e dagli organi di informazione svizzeri come la RSI.
Sudan: il ruolo dell’oro e dei traffici illeciti
Tuttavia, le sanzioni rischiano di avere un impatto limitato su una guerra sostenuta soprattutto da mercati informali e forti interessi regionali. Il conflitto è infatti alimentato da un sistema economico parallelo costruito attorno al controllo di miniere, imprese e reti commerciali. Il contrabbando dell’oro rappresenta la principale fonte di finanziamento per le fazioni: il metallo prezioso viene scambiato direttamente con armi e carburante fuori dai tradizionali circuiti bancari, rendendo le restrizioni occidentali difficili da applicare, un tema spesso analizzato anche nei report di politica globale di SWI swissinfo.ch.
Le sfide per una pace duratura
L’efficacia delle misure americane dipenderà quindi dalla capacità di monitorare le società di copertura e le rotte commerciali del Mar Rosso. Sul terreno, entrambe le parti continuano a ritenere possibile una vittoria militare grazie alle reti tribali e ai partner regionali. Secondo gli osservatori, per ottenere una stabilità duratura non basterà un semplice cessate il fuoco: sarà fondamentale smantellare l’intera economia di guerra e riformare la gestione delle risorse naturali. Finché il conflitto garantirà profitti ai suoi protagonisti, la pace resterà un obiettivo lontano.

















