MONDO – È delle ultime ore la notizia della firma dell’accordo che il Tycoon ha sottoscritto con l’Iran. Tuttavia, la presidenza americana non ha intrapreso solo una strategia geopolitica in Medio Oriente, ma ha innescato un profondo conflitto economico in Europa, culminato nella guerra dei dazi del 2025. Questa instabilità globale costringe gli analisti a reinterpretare le dinamiche macroeconomiche odierne, trovando inattesi parallelismi con le teorie del passato sul capitalismo asimmetrico e sulle risposte dei mercati emergenti.
La visione di Paul Baran e il capitalismo innestato
Per comprendere queste fratture, la figura dell’economista Paul Baran si rivela fondamentale. Nel suo celebre saggio del 1952, On the Political Economy of Backwardness, Baran evidenziava come lo sviluppo economico globale fosse polarizzato, lasciando intere aree in una condizione di sottomissione. Secondo l’autore, il colonialismo e il capitalismo creavano un sistema instabile, un “capitalismo innestato sul feudalesimo” dove le élite locali si alleavano con gli investitori esteri, frenando la vera crescita delle nazioni periferiche.
L’alternativa dei BRICS e la Nuova Banca dello Sviluppo
Oggi ci si chiede se le élite dei paesi del BRICS abbiano rotto con questa logica di dipendenza. Attraverso istituzioni finanziarie alternative, questi mercati tentano di riscrivere le regole del commercio transnazionale. Per monitorare l’evoluzione di questi equilibri finanziari e le posizioni dei paesi neutrali, è possibile consultare i dati macroeconomici ufficiali della Segreteria di Stato dell’economia SECO in Svizzera e approfondire le analisi di politica estera della Dipartimento federale degli affari esteri DFAE, punti di riferimento essenziali per la geopolitica economica.

















