MONDO – L’intelligenza artificiale non è solo software, ma dipende da una complessa infrastruttura fisica di microchip e minerali critici. Con un mercato globale stimato a 335 miliardi di dollari, Washington ha lanciato l’iniziativa Pax Silica per creare una supply chain protetta da Pechino. Questo progetto unisce alleati strategici come Australia, Giappone e Regno Unito, trasformando la diplomazia in uno strumento di sicurezza economica per blindare la leadership tecnologica occidentale.
IA: la posizione della Svizzera e la governance tecnologica
In questo scenario di blocchi contrapposti, paesi neutrali ed economicamente avanzati valutano con attenzione i propri passi. La Svizzera, pur non essendo tra i primi firmatari, monitora l’evoluzione dei mercati tecnologici e della cybersicurezza. Le istituzioni elvetiche promuovono una governance digitale inclusiva; per approfondire l’approccio nazionale alle nuove tecnologie, è possibile consultare le linee guida della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione SEFRI, che coordinano lo sviluppo scientifico del Paese.
I rischi di frammentazione del mercato globale
Il rischio concreto di Pax Silica è la transizione verso una rigida frammentazione tecnologica globale. Se da un lato il coordinamento tra i quindici paesi partner promette stabilità e investimenti mirati, dall’altro minaccia di isolare standard e catene produttive. In un mondo interconnesso, la sfida elvetica consiste nel proteggere le proprie infrastrutture critiche senza compromettere la ricerca. A questo proposito, la Strategia Cina del Consiglio Federale evidenzia proprio la necessità di bilanciare la sicurezza nazionale con l’apertura economica.

















