EUROPA – Chi osserva l’evoluzione dell’Europa guarda con crescente preoccupazione alle nubi politiche che si addensano su Francia e Gran Bretagna. Pur non essendo le prime economie del continente, rappresentano i pilastri politici e militari dell’Occidente europeo: entrambe potenze nucleari e membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU. Negli ultimi anni, le loro agende si erano avvicinate per guidare la risposta geopolitica alle crisi in Ucraina e Iran. Oggi, però, entrambe vivono profonde crisi interne che rischiano di paralizzarne l’azione e di riflettersi sui delicati equilibri dell’Unione Europea, come evidenziato dalle analisi di politica internazionale pubblicate da istituti strategici come il Center for Security Studies (CSS) di Zurigo.
Francia al bivio: l’ombra degli estremismi
A meno di un anno dal primo turno delle presidenziali, il sistema della V Repubblica francese appare bloccato dal consolidamento dei populismi. I sondaggi attribuiscono al Rassemblement National (RN) di Le Pen e Bardella circa il 30% dei voti, mentre la sinistra radicale di Mélenchon si attesta sopra il 10%. Più del 40% dell’elettorato sostiene così opzioni euroscettiche. Il restante 55%, favorevole ai valori liberali e all’integrazione Ue, si presenta frammentato tra neogollisti e centrosinistra. Il rischio concreto è l’assenza di una candidatura moderata forte, capace di sbarrare la strada all’estrema destra al secondo turno.
Il destino dell’Ue tra riforme e sicurezza
L’esito di questa instabilità parallela condizionerà il futuro delle riforme comunitarie. Una paralisi decisionale a Parigi e Londra lascerebbe l’Europa priva della sua storica guida strategica in un momento di massima tensione globale. Per monitorare l’impatto di questi scenari sulle relazioni continentali e sulla stabilità della Svizzera, resta fondamentale consultare i report ufficiali del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), che analizza costantemente le dinamiche dei partner europei.

















